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del 27 novembre 2014

 

Trenta milioni di voti…………..

………… E’ questo il traguardo di voti, che dovrete ottenere alla

competizione elettorale che Vi vedrà coronare i vostri desideri,

di onesta’ intellettuale nei gentiluomini della politica.    Occorre

la maggioranza qualificata  per modificare  la costituzione della Repubblica.     Bisognerà portare ai seggi tutti coloro che hanno

spento i loro entusiasmi.        Aprire gli occhi e le orecchie e gli

intelletti sopiti, da decenni di falsità,   propinate da illusionisti 

imbonitori.                La nuova opposizione per racimolare i suoi diecimilioni di voti  condurra’ ai seggi  anche i centenari,  ospiti

delle case di riposo.     Non risparmiera’ colpi bassi e financo la

violenza fisica non verra’ disdegnata.      Sanno i malviventi che perderanno tutto il ricavato delle ruberie perpetrate negli anni. 

I loro castelli di carta,miseramente crolleranno al vento innova-

tore e magico.   La coesione disascosta tra noi farà avvicinare

inizialmente le menti più aperte, sicuramente i giovani anche in

età di sedici o diciassette anni,  e gradatamente verranno tra-

scinati gli altri appartenenti a fasce di età vittime del disincan-

to, col mal della crescita.  

 

  

 

Pagina  sperimentale

II di tre parti

Data ultimo quarto del novecento                            

           Io e Pancrazio

 

………….ci prova anche lui a “tirare”;  lo prendiamo quasi subito, ma il bello è superarlo in curva, peraltro anche con lui le auto sono pressoché uguali, ed ecco che alla curva dell’istituto linguistico, staccata di terza, quarta piena, ma l’inesperienza, nessuno mi aveva detto che i copertoni nuovi avevano allora uno strato di cera che scompariva dopo circa 500 Km, il posteriore se ne va via, avevo più volte ripreso l’auto in testacoda, ma mai a quella velocità, la correggo la prima volta con sbandata e testacoda a destra, la seconda con testacoda a sinistra,ma lo scoppio di uno pneumatico, davanti erano rimasti i vecchi, fa perdere il controllo, capottiamo e finiamo nel fossato, dopo essere piombati, capovolti, sul cofano di una piccola vettura che proveniva in senso contrario.

Il mio unico pensiero quando volammo sottosopra fu: ho distrutto la macchina, non pensavo ad altro, oh santa incoscienza!

Ma la fortuna, l’imprudenza, accompagnata ad un po’ di perizia nella guida, consentono che gli operai che allora lavoravano alla costruzione dell’istituto linguistico, ci tirino fuori, io sono l’unico incolume,  Giulio dovrà portare il gesso al braccio sinistro per 40 giorni, nella utilitaria c’è Clara Pasquale con altri, Clara riporta solo qualche punto di sutura alle labbra.

Ma trascorrono solo pochi giorni e prima dell’inizio della funzione, con Giulio andiamo di corsa a Cristo Redentore.  La chiesa è vuota, non un’anima viva.   Vicino l’altare una bara, dentro c’è la salma di Pancrazio stira.   Stiamo pochi secondi, non possiamo fermarci a riflettere, come era tipico di me e Giulio andiamo via, non partecipiamo noi ai riti, alle messe.

Pochi minuti prima a casa mia, in via dei Bianchi, a trecento metri di distanza dalla Facoltà, era venuto Giulio, il braccio ingessato a semicurva, in alto, conseguenza della lussazione, mi aveva detto,  Aurelio, è morto Pancrazio stira.

Pancrazio era morto, e ciò che era più tragico, investito  da un camion ad un incrocio, mentre era a bordo di una utilitaria, alla guida quindi, ma neanche  della Sua Gran Turismo.

Ma vede Alessia Maria, quei ragazzi di allora,  Aurelio e Giulio erano anch’essi un po’ speciali.

Ma Le ho parlato di club della Costa, ballo delle Deb, e di altro; ma vede Alessia Maria, alla Costa io e Giulio saremmo stati pesci fuori d’acqua, infatti la prima sera che dovevamo andarVi, Giulio mi piantò in asso, non lo aveva mai fatto, né lo rifece più, non venne all’appuntamento, io solo come un fesso, dentro il mio smoking nuovo, arrivai fino all’ingresso, stavo per posteggiare, ma non scesi dall’auto.  Lì all’ingresso, Adele P. una stupenda ragazza, all’interno attese non so fino a quando il nostro arrivo;     già al ballo delle Deb, all’hotel Ariston qualche settimana prima, aveva atteso invano.

Mi creda Alessia Maria, Adele P. era senz’altro una splendida ragazza, e mi piaceva anche.

2)  Ne convenne anche Giovanna qualche estate dopo, quando sfogliando il quotidiano cittadino, pure non sapendo che io la conoscessi, vedendo le foto delle più belle ragazze del lido delle Coclidi e del Club della Costa, traspirava gelosia, quando posò gli occhi su Adele P. senz’altro una delle più belle.

Ricordo anche quando mi chiese Adele P. di provare a guidare la mia auto, accondiscesi subito, ma appena avviata, non dosò bene l’acceleratore, pensava che fosse quella di suo padre, partimmo a razzo, e si fermò dopo poche decine di metri terrorizzata; io e Giulio, benedetta incoscienza, ridevamo come matti.

Dopo la presentazione in società, alle Deb, era entrata in società col ballo alla Costa.  Adele P. aveva diciotto anni infatti.

Ma attese invano, alla Costa non arrivammo mai né Giulio né io.

Le nostre passioni erano altre, finimmo a Madrid, non già perché a caccia di turiste straniere, anzi noi andavamo a caccia di vecchiette, infatti da Madrid passammo obbligatoriamente, o meglio dalla statale, di ritorno da paesi assurdi, Colliricci, erano più i somari che le persone.

Le vecchiette che cercavamo noi a Malta come a Colliricci, erano le auto d’epoca.   E qui…………………………….

               Prosegue  e si conclude sul numero  3.

 

 

 

 

Cari lettori oggi compie gli anni Mele A Uan.

Tanti auguri e felicità futura;  purtroppo non

conosco il cinese, comunque: sayonara; an-

che se è solo orientale.

 


Le più umili scuse

In un momento di euforia, imperdonabile!, mi sono lasciato andare. Ho  promesso ciò che non ho potuto mantenere. Chiedo venia. Comprendo l’inutilità dell’assunto per coloro che non ci son più. Non per disascondere l’impossibile giustificazione, ma solo per offrire spiegazione ai rimasti, rivolgo appello a pazientare ed illustro. Dopo decenni di vita passiva alle catastrofi falsepolitiche, ho intravisto uno spiraglio di luce in un movimento, calamitico di attenzione ed aspettative, alimentate dalle burlesche ed attraenti ridanciane manifestazioni.  Tappatomi il naso per gli aspetti non schisti ho impiegato ben quaranta giorni a rendermi conto di ciò che non andava: l’assenza di rispetto per gli stessi sparuti principi ispiratori suoi medesimi. Dopo una breve parentesi imposta a me stesso per via delle elezioni comunali, in cui ho dato apporto per quanto nelle mie possibilità; mi ripromettevo, a coronamento delle osservazioni esposte, e della non di certo lusinghiera  conferma nel tracollo elettorale, di migliorare l’attivismo dei pochissimi unti autoelettisi dittatorucoli, ad immagine del capo; confidando nella buona fede; delusione!  Le beghe fratricide, invece hanno avuto la meglio su tutto.  Sono addirittura sfociate nella regola applicativa della: “Ricognizione” continua fra adepti.  Ebbene il termine calza a pennello.  La ricognizione infatti è l’azione bellica di infiltrazione subdola fra le avanguardie del nemico, allo scopo di colpirlo nelle più ascoste postazioni vitali.  Quali: depositi di carburanti, armi, fabbriche di strumenti per la guerra. Non spendo parole sulla bassezza comportamentale. Sono fuggito a gambe levate non dopo avere informato, inutilmente, il loro capo, verificata la macchia d’olio nazionale delle discrasie riscontrate.

Angoscioso il  turbamento per il mancato rispetto della promessa da me fatta ai più deboli ad alto rischio, che in duecentottanta giorni avrei fatto capitolare il regime, forte del punto di partenza rappresentato dalla mole notevole del movimento.  Non ripeterò più l’errore di promettere l’irrealizzabile.   Soprattutto in casa d’altri. Care mie lettrici. Adesso infatti siete in tre. Siamo più forti. Datemi supporto.

Ce la faremo.    Insieme.                    Giacomo.

 

 

 

                I N S O D D I S F A Z I O N E

Nell’epoca della incomunicabilità, dell’alienazione, anche l’insoddisfazione trova alloggio con tutti i confort.    Ormai viviamo in un’era in cui senza comprenderne il perché, tutti desideriamo inconsapevolmente e senza comprenderne la logica di più di quel che abbiamo. Non ci credete mie care tre lettrici? Vi metto alla prova.  

 

In un pub cittadino. 

Giorno di S. Valentino.

La tua amica Debora, invitata dal suo ragazzo  va in un pub cittadino a degustare un panino.  Durante il pasto, in piena allegria, Debora butta giù tra “le righe”, sai, Marica con Damiano sono andati a festeggiare in pizzeria.  Dario, il ragazzo di Debora sbianca in volto.  Il panino gli è già andato di traverso.  

Ci spostiamo alla “pizzeria del vicolo”. 

Damiano tiene in serbo per Marica, gelosamente custodito in tasca, un pacchetto, con un anellino comperato coi risparmi degli ultimi mesi.  E’ poca cosa, ma aspetta trepidante il momento per uscirlo. Nel bel mezzo della serata l’amica del cuore di Marica, chiama al cellulare. Marica, sono troppo felice.  Sai dove sono?  Nientemeno al ristorante La Luna. Damiano,  sa bene essere  uno dei ristoranti più in e più cari della città.    L’anellino almeno per quella sera rimarrà rigidamente in saccoccia.

Ci spostiamo al San Domenico di Taormina. Qui siamo al top.  Checco pranza con Elisabetta sulla terrazza panoramica.  Ma Elisabetta guarda sempre verso il mare.  Checco per galanteria volge le spalle al mare. Trascorso un buon quarto d’ora, con una banale scusa si alza da tavola, donare miglior positura ad una sedia; finalmente può volgere lo sguardo con nonchalance verso il mare. Alla rada, un veliero di non meno di quarantanove metri, col gran pavese, illuminato a giorno, fa bella mostra di sé.  Checco, si allontana per andare al bagno.   Non si sa se tornerà mai al tavolo.

 

Sul “Re degli oceani” la Miss Europa dell’anno alza il calice colmo di champagne, e rivolta al suo anfitrione, brilla per il troppo alcool trangugiato, brinda al suo amico magnate, assente,  sta organizzando un viaggio spaziale e le ha promesso un posto come passeggera.   Dopo pochi minuti il motoscafo di bordo, fa la spola verso terra e ritorno per sbarcare una “passeggera”. 

Seicento sono gli invitati al pranzo di gala del “magnate”.  Festeggia la nuova pettinatura della, quasi ragazza, moglie. Di  quarantasei anni più giovane, con già tre films come protagonista,  dall’incasso fallimentare, all’attivo.    La ex stellina, udito che il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato la guerra “santa” contro l’Iraq, e  ha comandato la mobilitazione di  300.000 marines da avviare al fronte, scaglia in faccia al “magnate” il prodotto delle uve francesi di Champagne.

Senza nostro traslocamento nei pressi dell’edifico pentagonale, per indagare su dove si trovi la “reale” consorte del Presidente, ci spostiamo invece in casa di Mariagrazia.      Quest’ultima, al mattino, aveva comperato del pomodoro per 50 centesimi di euro, una mozzarella, ed aggiunto il tutto a della farina che aveva in casa.  Adesso, spento il forno, si accinge a “Vivere in Serenità” una splendida serata col Suo lui.  Non potrà essere incrodata da alcuno e da alcun che.  Ha anche acquietato il cellulare.

 

 

 

                                                                                   

pubblicazione aperiodica priva di testata, della

associazione politica:”VIVERE IN SERENITA’;

fornitore di hosting Aruba; autore responsabile:

Antonino Russo  n. 22 08 1948 Catania; 

sede: via S. Maddalena 14; 95124 Catania

 

    


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